Indicazioni Nazionali 2026. Le nuove sfide di questo tempo
Evoluzione didattica tra vita reale, digitale e rigore scientifico: le coordinate per una scuola che interpreta il presente
Nicola Simoncelli
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L’entrata in vigore del nuovo regolamento ministeriale, l’11 febbraio 2026, segna un passaggio importante per la scuola italiana. Le nuove Indicazioni Nazionali non sono un semplice aggiornamento, ma riflettono una società profondamente mutata rispetto al 2012. Il fil rouge del nuovo testo sono indubbiamente le “sfide”, presenti in molteplici declinazioni: tecnologiche, ambientali, sociali e, soprattutto, educative. Il documento riconosce che il mondo oggi richiede agli studenti non solo conoscenze, ma la capacità di orientarsi in una complessità inedita.
La prima grande sfida è quella della cittadinanza, termine ampiamente impiegato per descrivere la partecipazione attiva alla vita civica e sociale, oltre che scolastica. Estensione naturale di questo concetto è la cittadinanza digitale che, pur non essendo citata formalmente, viene richiamata costantemente attraverso i riferimenti all'ambiente tecnologico, ormai parte preponderante dell'esperienza quotidiana.
Se nel 2012 la tecnologia era considerata una "frontiera", oggi è l'ambiente in cui viviamo. Il testo del 2026 la normalizza e ne definisce i confini scientifici attraverso un approccio strutturato: Intelligenza Artificiale (IA) e algoritmi non sono più concetti futuristici, ma parte integrante del curricolo.
Nella scuola dell'infanzia, il digitale fa il suo ingresso ufficiale ma con un vincolo rigoroso: la mediazione costante dell’insegnante, alla quale è richiesta — oltre a competenza psicopedagogica e metodologica — una solida preparazione disciplinare nel campo scientifico e tecnologico. È chiarito che non c’è spazio per l’uso solitario o passivo della tecnologia; che deve servire per documentare e avviare ai linguaggi simbolici (come il coding ), proteggendo i bambini dall'isolamento.
In materia di didattica digitale l'evoluzione diventa strutturale con la distinzione tra:
Pratiche Digitali: alfabetizzazione trasversale, uso etico dei social e navigazione critica.
Informatica come materia di percorso: inserita nell'area STEM, diventa una disciplina scientifica che studia algoritmi e strutture dati per formare consapevoli "architetti" del mondo digitale. Sebbene l'acronimo venga mantenuto per ragioni di continuità — evitando il passaggio al pur diffuso termine STEAM — l'Arte viene esplicitamente integrata tra le discipline tecnico-scientifiche e quelle umanistiche.
Un cambiamento di paradigma profondo riguarda l’inclusione, definita come una “sfida sul piano della rimozione degli ostacoli”. Il testo richiama esplicitamente l’articolo 3 della Costituzione e mette al centro non solo le difficoltà individuali, ma anche le barriere economiche, sociali e culturali che possono compromettere l’uguaglianza di riuscita.
Il 2026 segna il passaggio dalla "compensazione del deficit" alla progettazione di ambienti inclusivi per tutti:
Universal Design for Learning (UDL): adottato come modello per progettare attività e ambienti flessibili che garantiscano pari opportunità di accesso;
Personalizzazione e Neuroscienze: la personalizzazione è la "strategia che governa le scelte educative", fondata sugli apporti delle neuroscienze. È un postulato pedagogico che mira a far riconoscere l'allievo come capace, al di là delle difficoltà, di sviluppare i propri talenti.
Responsabilità estesa all'area BES: il campo d'azione si allarga esplicitamente allo svantaggio socio-culturale e ai disturbi evolutivi, derivanti anche dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana, suggerendo l'utilizzo delle tecnologie assistive basate su IA per garantire la piena partecipazione.
Anche le discipline tradizionali si rinnovano per rispondere alle sfide contemporanee, assumendo una funzione che va ben oltre la semplice trasmissione di nozioni. In Geografia e Scienze, la sostenibilità non è più un tema isolato, ma diventa la cornice strutturale per interpretare fenomeni complessi come le crisi climatiche, i flussi migratori e i nuovi equilibri geopolitici.
In questo contesto, la Geografia viene riscoperta come fondamento identitario dell'individuo. Non solo conoscenza del territorio, quindi, ma strumento per abitare consapevolmente la realtà. L'obiettivo è formare cittadini capaci di anticipare e affrontare le sfide culturali, scientifiche, tecnologiche e sociali di una società in continua evoluzione. Parallelamente, le Scienze promuovono una solida cittadinanza scientifica, educando gli studenti a distinguere con rigore tra evidenze e opinioni: una competenza vitale per navigare l'attuale "infodemia" e orientarsi con spirito critico nel mare informativo del presente.
Nella scuola secondaria di primo grado, la sperimentazione del Latino per l'educazione linguistica (LEL) viene riscoperta come "palestra di logica" per potenziare la capacità di astrazione. In questa direzione si muove anche il ritorno della grammatica esplicita, della pratica del riassunto (analisi e sintesi del pensiero) e della calligrafia, che agevola la coordinazione oculo-manuale, allontana dagli schermi e tutela gli spazi dell'esperienza concreta.
Infine, il sapere si apre con decisione verso l'esterno degli edifici scolastici. Il movimento viene elevato a pilastro fondamentale non solo della salute fisica, ma del benessere psicologico e della regolazione emotiva. Superando la visione della palestra come unico luogo deputato, le nuove Indicazioni promuovono l’uso sistematico di spazi aperti, giardini e contesti naturali come vere e proprie "aule a cielo aperto". In questi ambienti, l'attività motoria diventa un laboratorio privilegiato di socialità e scoperta di sé, restituendo agli studenti uno spazio vitale di esplorazione e relazione con il mondo reale.
In materia di OSA (obiettivi specifici di apprendimento), la valutazione è attuata dalle scuole sia in chiave formativa sia sommativa, distinguendo tra conoscenze di superficie, più fattuali e dichiarative, e conoscenze profonde, che richiedono integrazione e riflessione critica. In questo scenario le tecnologie sono indicate come un supporto concreto, perché aiutano a progettare prove affidabili, a somministrarle e a leggere i risultati con maggiore chiarezza. A una condizione esplicita, la revisione e la validazione restano in capo a docenti esperti.
In conclusione, è realistico ritenere che questo rinnovamento non sarà né semplice né immediato. L’integrazione avverrà per gradi ed è prevista completarsi entro l’anno scolastico 2030/2031. La direzione oggi è forse più chiara, ma il risultato dipenderà da come scuole e docenti sapranno trasformare questa cornice in scelte concrete, costruendo percorsi coerenti e sostenibili per attuarla davvero. Sta a tutti noi rendere questo passaggio un’occasione reale di miglioramento, capace di rafforzare l’inclusione e di dare più senso all’esperienza didattica, formando cittadini preparati e consapevoli nell’affrontare le sfide di ogni giorno.
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